Ottobre/Novembre 2005
anno 2 n. 7
Registrazione tribunale Novara n° 21 18/09/94
Dir. Resp. GIORGIO ALBERTINALE.

il "punto"

Schizofrenia politica acuta
di Renzo Stievano



Il Governo che si è fatto votare dalla sua bella maggioranza la cosiddetta "Devolution" ha appena varato la Legge finanziaria più centralista della Storia.

Persino la Consulta gli ha spiegato che, nel limitare le spese delle Autonomie locali, il Governo non può spingersi fino a indicare dettagliatamente a Regioni e Comuni che cosa tagliare.

Le Autonomie locali non sono mai state così poco "autonome" come lo sono oggi grazie a questo Governo "federalista".

Sono schizofrenici, appunto. Soprattutto sono imbevuti del loro ideologismo astratto e inconcludente. La Lega pensa di massimizzare la propria visibilità politica facendo approvare la "sua" legge ma non si rende conto (credo manchino loro proprio le coordinate mentali per capire) che il mostro istituzionale che hanno partorito è semplicemente inapplicabile.

Per esempio è stato fatto notare che cedere poteri senza conferire risorse economiche non ha nessun senso. Infatti, rispondono, ci vuole anche la legge sul federalismo fiscale.

Il problema è che la legge sul federalismo fiscale è stata messa in agenda per essere approvata entro tre anni (!). E nel frattempo?

Anche quando la Consulta ha bocciato alcuni articoli della Finanziaria 2004, l'ineffabile Tremonti ha commentato: questa sentenza dimostra che è necessario il federalismo fiscale.

Ma Tremonti e i suoi amici leghisti pensano che il federalismo fiscale (di qualunque natura esso sia) spunti all'improvviso come un fungo per il semplice fatto che loro e la loro esimia maggioranza lo partoriscono per legge?
Per quale motivo Regioni e Comuni, che da anni sono impacciati dai lacci e laccioli che il Governo impone loro, all'improvviso dovrebbero essere in grado di adottare gli strumenti e gli spazi che i federalismo fiscale metterà a loro disposizione?

Si finge di ignorare che un processo di cambiamento va accompagnato e assecondato con passaggi graduali e progressivi attraverso scelte e metodologie che abbiano anche un carattere formativo e pedagogico. Bisogna "imparare" ad essere diversi da come si è, ad assumersi maggiori compiti e responsabilità, a gestire i maggiori spazi di libertà che vengono riconosciuti.

Il Governo in questi cinque anni ha fatto esattamente il contrario: ha relegato le Autonomie locali in uno stato crescente di costrizione e di minorità; le ha trattate come soggetti irresponsabili, incapaci di intendere e di volere, inibendogli la possibilità di reperire nuove risorse e giungendo al punto di indicare tassativamente che cosa tagliare e che cosa no. Il Ministro La Loggia ha dichiarato al Corriere della Sera del 15 novembre: "Lasciare le mani libere agli enti locali può essere pericoloso per i cittadini". Dunque bisogna legargliele. Una bel metodo per imparare.

L'aspetto diseducativo e "antifederalista" delle scelte del Governo ha un altro aspetto particolarmente grave. Va bene che bisogna contenere il deficit anche intervenendo sugli sbilanci degli enti locali, ma non si può dire a tutti, indifferenziatamente: avete un "tetto" di spesa che è il livello del bilancio 2004 meno l'1%. Perché nel frattempo ci sono stati, per esempio, i Comuni virtuosi e responsabili e quelli spendaccioni. Imporre un tetto vuol dire premiare quelli spendaccioni e punire quelli virtuosi: infatti chi ha speso troppo deve solo limitare parzialmente le eccessive spese già sostenute, mentre chi ha già ridotto all'osso la propria spesa deve ulteriormente limarla con enormi difficoltà ad individuare ulteriori spazi di intervento.

Inoltre si impone il principio che il contenimento dei deficit si persegue solo attraverso i tagli mentre quello che veramente conta, in ogni bilancio, non è quello che ho speso ma l'equilibrio che si determina tra quello che spendo e quello che incasso. Il fatto è che, sempre per insegnare ai Comuni ad essere autonomi e responsabili, si impedisce loro di agire sul versante delle entrate.

Qui l'obiettivo ideologico è che bisogna ridurre le tasse a tutti i costi: strategia che, come è noto, non ha determinato nessun vantaggio percepibile sul versante del reddito dei cittadini (tranne quelli molto ricchi) mentre sta determinando una rarefazione crescente dei servizi pubblici.

Naturalmente è inaccettabile anche che un Paese abbia venti sistemi sanitari e venti sistemi scolastici ma sulle ragioni di merito per cui sono da respingere sia la Legge Finanziaria sia la Legge sulla Devolution è già stato detto abbastanza.

Qui abbiamo tentato di sviluppare questa riflessione per ricordare che da parte sindacale non c'è nessun pregiudizio né a confrontarsi sul tema del contenimento della spesa pubblica né su quello del federalismo. Per confrontarsi occorre però spazio negoziale. L'arroganza, la protervia e la supponenza di questo Governo hanno impedito, questa volta più ancora che nelle precedenti, di avviare qualcosa che assomigliasse ad un confronto. E poi abbiamo tentato di suggerire che le loro molto unilaterali proposte, oltre che non condivisibili, non stanno in piedi: cadono da sole. Il rischio è che con loro cade anche il Paese. Per questo facciamo sciopero: per noi e per il Paese.




Continua nel nostro territorio la crisi dell’industria manifatturiera
di Giovanni Milanesi

In queste ultime settimane con una sequenza impressionante sono state comunicate chiusure o forti ridimensionamenti occupazionali che hanno colpito il già martoriato settore tessile e il settore alimentare in particolare: chiusura della Standartela 120 addetti, 93 esuberi alla Bossi di Cameri, 83 esuberi alla Versace di Novara, chiusura della Idi di Vaprio D’Agogna con il trasferimento di tutte le produzioni in quel di Cuneo con 80 addetti settore alimentare, dichiarazione di 53 esuberi alla Pai di Novara a fronte di un annunciato piano di riorganizzazione.

Nello spazio di poco più di un mese 429 lavoratrici/lavoratori molto probabilmente nei prossimi mesi non lo saranno più! tutto in un contesto di crisi che non risparmia altri settori come il metalmeccanico e il chimico che nel corso del 2004 con il tessile sono stati divoratori nell’uso della cassa integrazione ordinaria rispettivamente: 446000 ore integrate nel metalmeccanico pari al 27,6% del totale (1.619.417 ore di cigo 2004) 322000 nel tessile pari al 19,9% del totale, 285000 nel chimico pari al 17,6% del totale.

Siamo di fronte ad una vera emergenza occupazionale, non più gestibile con gli strumenti tradizionali come la mobilità al fine del raggiungimento della pensione, sapendo che su questo terreno abbiamo ormai raschiato il fondo del barile ed inoltre dal 2008 scatta la trappola della riforma delle pensioni che innalza di colpo di 3 anni l’età pensionabile.

Unica nota positiva in questo quadro catastrofico è la tenuta del terziario e dei servizi che però racchiude in se lavoro povero, precario e con pochi diritti dobbiamo rassegnarci a questa prospettiva?


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